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L’alga assassina

La Caulerpa taxifolia e la Culerpa racemosa sono alghe tropicali di colore verde brillante sono state introdotte in Europa come sfondo vivo delle vasche di alcuni acquari. Importata dall’Acquario di Stoccarda in Germania è arrivata, a Parigi e a Nancy in Francia e all’Acquario del Museo Oceanografico di Monaco, nei primi anni ’80. Essendo la loro originale distribuzione geografica pantropicale, cioè propria di zone intorno all’equatore, dove le acque hanno sempre una temperatura di almeno 20°C, nessuno avrebbe potuto aspettarsi che le due specie di caulerpa sarebbero state in grado di sopravvivere nelle acque più fredde del Mediterraneo. Nel 1984, però, un ricercatore dell’università di Nizza scopriva, sul fondale marino del Principato di Monaco, la prima colonia aliena di Caulerpa taxifolia, una macchia estesa non più di 1, 2m che già nel 1989 si era allargata fino a raggiungere i 10.000 m2. Nel 1992 la caulerpa viene segnalata in Francia (Costa Azzurra), in Spagna (isola di Maiorca), ed in Italia (Imperia e Livorno). Nel 1993 compare per la prima volta nell’Arcipelago toscano, all’Isola d’Elba nella Baia di Galenzana vicino Marina di Campo, e nello Stretto di Messina a Ganzirri.

Si è subito parlato di "alga assassina", un’invasione straniera venuta a soffocare e avvelenare il nostro mare. Effettivamente senza lasciarsi andare ad allarmismi, la situazione merita una doverosa attenzione. La Caulerpa taxifolia si è dimostrata una specie ben adattabile e cresce da 0 ad oltre 50 metri di profondità su fondali molli di varia conformazione (sabbia, fango, detriti, ghiaie), entrando in competizione con gli organismi propri di questi ambienti. La competizione più importante è quella nata con le praterie di posidonia ed, infatti, spazio, luce e ossigeno sono contesi dalle due specie quando entrano in contatto. Ai bordi e in condizioni di indebolimento delle piante di posidonia, è la caulerpa ad avere la meglio, riuscendo a raggiungere dimensioni eccezionali dei talli (65 cm di lunghezza), che vanno ad ombreggiare e quindi a danneggiare la sua antagonista.

Come tutte le alghe dello stesso genere, produce tossine per proteggersi dal pascolo degli erbivori, ma anche se è possibile che i pesci evolvano difese che li rendano immuni, gli erbivori mediterranei non la considerano ancora una fonte di cibo e gli assaggi sono occasionali. Per l’uomo non ci sono pericoli da contatto, ma alcuni casi di intossicazione, dopo ingestione di pesci, sono stati attribuiti alle tossine della caulerpa, che si sarebbero concentrate nelle carni degli animali. La sua rapida diffusione è dovuta all’efficace riproduzione sia vegetativa (tramite stolone e frammenti distaccati) che sessuale (tramite zoospore trasportate dalle correnti); è quindi inutile strapparla in un tentativo di eliminazione ed è invece facile favorirla nella sua espansione trasportandola inavvertitamente con reti ed ancore. La popolazione di caulerpa, presente nell’Arcipelago toscano è ancora limitata, e tutto quello che è possibile fare per evitare una sua diffusione va fatto, anche se attualmente non ci sono soluzioni risolutive. Tutti i tentativi per fermare la sua espansione sono, infatti, fino ad oggi falliti. Metodi come l’intossicazione con reti di rame, le bruciature con corrente elettrica o acidi e il soffocamento con pellicole di plastica nera, non hanno dato esiti positivi.

Approfondimento

Alga verde tropicale è caratterizzata da fronde erette a forma di penne di colore brillante, lunghe da 5 a 65 cm; ogni fronda è costituita da espansioni laterali rispetto ad un asse centrale chiamate "pinnule", che richiamano l’immagine della comune foglia di felce, lunghe 0,5 cm. Tutte le fronde dipartono da un fusto strisciante, stolone, di diametro da 1 a 3 mm e lungo più di un metro. Lo stolone si fissa al fondale tramite filamenti chiamati rizoidi, che hanno la funzione di radici assorbenti. Grazie alle tossine presenti nei suoi tessuti si difende dall’attacco degli erbivori ed evita che gli organismi epifiti colonizzino la sua superficie, limitando il problema alle zone più vecchie o agli apici dei talli più elevati. Normalmente la sua crescita procede di media di 2 cm al giorno, sia per lo stolone che per le fronde, con un apice massimo di 3 cm registrabile nella fase estiva.

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