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Il coralligeno

Il coralligeno è una biocenosi creata dall’attività di organismi che producono strutture di carbonato di calcio ed è tipica dei fondali rocciosi del Mar Mediterraneo. Il termine "coralligeno" ha origine da un equivoco, nell’800 era infatti facile incontrare nella reti a strascico che pescavano su fondali di una certa profondità rametti di corallo rosso (Corallium rubrum) da cui deriva il nome. Oggi sappiamo, che il vero corallo non caratterizza questa formazione, ma ne fa parte solo occasionalmente prediligendo le zone di maggiore ombrosità come le grotte. Gli organismi costruttori di questa struttura massiva sono alghe, calcaree e non, appartenenti sia al gruppo delle verdi sia a quello delle alghe rosse corallinacee. Tra gli animali costruttori ci sono le spugne, le madrepore, le gorgonie, i briozoi, i bivalvi e gli anellidi. Tutti insieme formano un agglomerato costituito dalle porzioni carbonatiche delle strutture portanti degli organismi, si tratta quindi di una roccia fragile con tanti canaletti, vacuoli e cavità, substrato ottimale per la successiva colonizzazione da parte di numerosissime specie di organismi vegetali ed animali. Secondo la pendenza del fondale si formano diversi tipi di coralligeno.

In pareti verticali si forma uno strato di roccia biogenica con uno spessore superiore al metro e con creste orizzontali interrotte da caverne che creano l’immagine di uno "scaffale gigante". In fondali poco inclinati il coralligeno crea cupole, colonne e ponti alti fino a due metri che vanno a ricoprire aree di centinaia di metri quadrati. Le strutture coralligene hanno un loro ciclo vitale: creazione, accrescimento ed erosione. Dopo la nascita, della struttura carbonatica iniziale, alcuni animali come spugne, bivalvi, gasteropodi ecc. scavano, creando nuove cavità e asportando parte del materiale; d’altro canto, la deposizione di particelle minerali ed organiche, apportate dalle correnti o catturate da animali filtratori, esercita un’operazione di accumulo che lentamente riempie i vuoti formati. La compattazione di sedimenti e di frammenti di conchiglie o altri materiali calcarei di origine organogena, il concrezionamento ad opera di alghe, briozoi e vermi tubolari e la distruzione contemporanea tramite l’azione di molti organismi perforatori, fa ricordare immediatamente i processi di costruzione e deterioramento della barriera corallina dei mari tropicali.

Tanti ricercatori parlano del coralligeno come di un vero e proprio reef e studi recenti hanno rivelato una eccezionale biodiversità addirittura comparabile con quella della barriera corallina. Non sappiamo molto riguardo all’età delle strutture, ma datazioni col radio carbonio hanno stimato una velocità di accrescimento pari a 0,5 mm l’anno, che suggerisce una età variabile tra i 4.000 e 10.000 anni. Intorno alle isole dell’Arcipelago toscano si rinvengono forme di coralligeno che, naturalmente, dipendono dalle caratteristiche geomorfologiche dei fondali marini. Sulle coste ripide, come quelle dell’isola del Giglio e di Montecristo si trovano pareti incrostate di uno strato coralliginoso; mentre all’isola d’Elba si hanno aree con banchine coralligene estese per qualche centinaio di metri quadrati. Il coralligeno è un habitat molto ricco ed unico e quindi merita un’attenzione speciale. Le ancore delle barche possono strappare interi blocchi e le reti da pesca, spesso, danneggiano i sottili organismi sessili che si trovano sulla loro superficie, distruggendo in un momento quello che la natura ha costruito in tanto tempo e con tante energie.

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